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| Diario di una che per dimagrire si è dovuta far cucire lo stomaco....e per ben due volte |
Ehhh....non sò sparita...Ho trovato un lavoretto fino al 10 luglio e stò un pò incasinata! Con il peso sono a -6 kg. Ancora qualche giorno e poi vi racconto un paio di chicche Heidilandesi da far schiattare dalla risate.
baci baci.
Acufeni


Sto impazzendo...! Sono tre giorni che soffro di acufeni fortissimi a un orecchio. Ne soffro da anni ma a volte per lunghi periodi spariscono. Pare che la terapia migliore sia non pensarci e per me ha funzionato per un lungo periodo di tempo. Ma ora sono veramente troppo forti! La sera mi addormento con una cuffietta nell'orecchio dove sento il tinnito e ascolto musica a un volume molto alto, tanto alto da coprire l'acufene. Mi hanno consigliato di non ascoltare musica moderna ma classica. Ho provato Mozart, Beethoven e altri ma erano tutti piu' bassi del mio acufene. L'unico che aveva un suono più alto del mio acufene è stato il violino di Vivaldi. L'ho sentito a ripetizione tutta la notte...ho imparato a memoria ogni passaggio. 
Votare, e votare SI.
In questi giorni ho letto un pò in giro sul referendum. Ho trovato le ragioni del si e le ragioni del no. Io cattolica, vado a votare SI. Perchè secondo me si può essere cattolici e credere cmq alla scienza e alla ricerca. In genere non mi piace scrivere di argomenti che non hanno a che fare con le diete e dimagrimenti perchè il blog si chiama "sonodimagrita" e non "parliamoditutto", ma quando credi in qualcosa di così importante la dico, rispettando sempre chi ha cmq deciso di votare no. Ho trovato tanti interventi in giro, ma ce n'è uno scritto da un professore che mi è piaciuto più di tutti per la chiarezza con cui ha esposto l'argomento. Ora non gli ho chiesto il permesso per copia incollarlo qui, ma gli mando subito una mail, sperando che me lo lasci tenere...ma penso non ci siano problemi. E' un pò lungo ma secondo me vale la pena leggerlo.
Cari studenti,
domenica prossima si andrà a votare su 4 referendum abrogativi di alcune parti della legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita. Io voterò 4 SI, perché ritengo questa legge una pessima legge e perché altre soluzioni, che pure sarebbero state preferibili, non sono purtroppo percorribili.
Proverò brevemente a giustificare questa mia scelta, nel deserto informativo, per quantità e qualità di informazione, che caratterizza la discussione. Se fosse stato meglio pubblicizzato, un bella occasione di confronto, pacata e priva di pregiudizi, sarebbe stata il dibattito organizzato il 1 giugno dal Centro Interuniversitario per la Ricerca Bioetica, con embriologi, bioeticisti, filosofi, teologi e giuristi.
Perché andare a votare?
Personalmente ritengo che l’astensione sia sempre un atteggiamento infantile, che delega ad altri la decisione. Qui, invece, l’astensione conta perché contribuisce a non raggiungere il quorum e, quindi, a lasciare le cose come stanno.
Perché ci si astiene? In genere, perché l’argomento non ci interessa. Ma allora perché sono scesi in campo a favore dell’astensione personaggi importanti con parole pesanti, tipo ‘difesa della vita’, ‘eugenetica’, ‘nazismo’, ‘Frankestein’, eccetera? Non certo perché ritengono il problema irrilevante. Semplicemente, non gliene importa nulla di verificare se una legge promulgata ‘in nome del popolo’, sia condivisa dalla maggioranza di quel popolo, la cui sovranità si dichiara a parole ogni volta che conviene. Io trovo intollerabile che chi ha fatto una legge non abbia il coraggio di difenderla, dichiarando con un NO che era la migliore possibile. Molto meglio ricorrere al trucco di arruolare nelle fila dei favorevoli i tanti che non potranno o vorranno andare a votare per difficoltà reali, per reale disinteresse o solo per ignoranza! Che tristezza!
Il NO è una cosa seria, l’astensione no. (Mi correggo parzialmente, dopo avere sentito alcuni sostenitori dell’astensione ‘militante’. Forse c’è un’astensione più ‘nobile’; il fatto è che (1) è impossibile distinguere l’astensione consapevole da quella opportunistica, e (2) l’astensione legittima si esprime e si manifesta con evidenza nell’urna, non evitando di votare.).
Questi argomenti sono troppo complessi per affidarli a un referendum?
E’ vero, ma non ci sono alternative. Qualcuno afferma di astenersi perché il Parlamento è l’unica sede legittimata a decidere sull’argomento. Perché? Sicuramente dei referendum si è stra-abusato, ma quale altra strada è percorribile per modificare una legge che, in nome della vita viola il diritto alla vita?
Se vinceranno i SI il vuoto normativo obbligherà a rimettere mano agli articoli, tenendo conto del risultato; se non vinceranno, in teoria sarà possibile farlo lo stesso, ma quando mai è accaduto?
E’ bizzarro che persone che hanno votato questa legge in Parlamento oggi si dichiarino disposte a votare per l’abrogazione di parti di essa. Dov’erano? Che brutta politica è quella che mescola disinvoltamente principi e valori con scelte di interesse contingente!
Quale diritto alla vita?
La bioetica è definizione e scelta di valori, quando valori conflittuali intervengano nella decisione.
Al di là delle pazzesche incongruenze di questa legge con altre leggi dello Stato - in primis quella sull’aborto, su cui per un minimo di coerenza non si potrà non intervenire -, quali sono i valori in gioco?
La riproduzione assistita è un esempio dei profondi problemi bioetici che lo sviluppo delle tecnologie ha prodotto e continuerà a produrre, particolarmente in relazione all’inizio e alla fine della vita e che, come operatori sanitari dobbiamo essere pronti ad affrontare, capire e spiegare agli altri. Dobbiamo essere preparati a mettere in discussione tutte le nostre certezze.
La procreazione medicalmente assistita (o meglio le tecniche e le procedure che la definiscono, che si evolvono rapidamente e che possono, per questo cambiare nel giro di pochi anni) è lo strumento che la scienza ha prodotto in risposta ad un bisogno di salute di uomini e donne: il bisogno di generare vita da parte di chi non ne ha la possibilità. La procreazione medicalmente assistita va incontro ad una sofferenza, e non sempre vi riesce. Poche volte la medicina dà gioia come quando vince l’infertilità; ma questa gioia spesso costa molto: ripetuti cicli di induzione, attese deluse, rischi non ancora completamente noti della stimolazione ormonale ripetuta. La donna, soprattutto, mette in gioco sé stessa in nome di un figlio. Nessuna è obbligata a farlo, ma se lo fa è in nome della vita non della morte.
Il punto fondamentale è la definizione dello statuto dell’embrione. Da questo discendono tutte le altre decisioni. Se si parla di ‘persona’, con un diritto assoluto alla vita, è chiaro che non si possono produrre più embrioni di quanti se ne impiantino e che non si possa pensare alla diagnosi genetica pre-impianto.
Una sola risposta è possibile: non possiamo avere certezze.
Non cerchiamo risposte certe nella scienza. Per la scienza la vita non ha soluzioni di continuità, dai gameti all’embrione alla persona. Ognuno di noi è portatore di una storia che risale nel tempo e che inevitabilmente si è incrociata nel passato con quella di qualcun altro. Qualche anno fa, a Città della Scienza, c’era una splendida mostra francese ‘Tous parents, tous différent’ (Tutti parenti, tutti diversi). Non c’è un momento in cui la vita comincia, salvo definire un momento convenzionale. L’embrione è certamente un progetto di persona, ma parte essenziale di quel progetto è negli spermatozoi! Mi ricordo che fu per me motivo di terribile turbamento sentire al catechismo un ‘maestro’ che ci accusava di essere responsabili, con la masturbazione, della morte di tanti piccoli esserini, e per il solo piacere! Se si è coerenti, perché non fare una legge che proibisca la masturbazione? E’ un paradosso, ma è dove si va a parare con certi argomenti.
Non cerchiamo risposte certe altrove, nella filosofia o nella religione. Potremo discuterne a lungo, ma saranno in ogni caso certe per chi le condivide o le professa, ma non potranno essere certe per tutti. Nessuno obbliga il cattolico praticante alla riproduzione assistita, alla fecondazione eterologa, a utilizzare i risultati di una ricerca sugli embrioni, se non ne condivide i presupposti. Ma è giusto il contrario?
E comunque, anche sul piano religioso, ha senso parlare dell’embrione come persona con gli stessi diritti di tutte le altre persone? E’ ‘persona’ l’embrione? Non si tratta di relativismo etico, che pure è argomento serissimo, ma di gradualità della difesa dei diritti in presenza di diritti conflittuali. Agli embrioni non si dà un nome. Gli embrioni non vengono battezzati.
La legge
E’ assurdo, e stupido, che si decida per legge qual è il comportamento medico più appropriato. Che dire, è come se si decidesse che l’ipertensione va curata per legge con il beta-bloccante invece che col diuretico. E’ chiaro che comportamenti inappropriati sono inaccettabili, ma è il medico, e la coppia, che decide, di volta in volta. E’ la comunità scientifica che identifica i comportamenti più opportuni.
Non sarò certo io a dire che la ricerca va fatta perché altrimenti la fanno gli altri. Francamente penso che, anche se la facessimo, allo stato delle cose, sarebbero comunque gli altri a trovare qualcosa. Ma, se si accettano le considerazioni precedenti, perché vietarla su quegli embrioni che altrimenti andrebbero perduti?
Per il diritto di tanti malati alla speranza.
Per fortuna, siamo ancora lontani da questo possibile dilemma: io, cattolico, userei per mio figlio malato una terapia sviluppatasi grazie alla ricerca sugli embrioni?
Parlare di eugenetica è una stupidaggine. Solo gli imbecilli pensano di volere solo figli belli, alti e biondi. In America è attiva da anni una banca del seme di premi Nobel; non ha prodotto figli più intelligenti del resto della popolazione. Le persone che si rivolgono alla procreazione medicalmente assistita vogliono solo un figlio. Le coppie con problemi genetici cercano solo di aumentare la probabilità di avere un figlio più sano. Come chi fa l’amniocentesi, solo più presto.
Non diciamo sciocchezze: qui non si tratta di negare la malattia in nome di un presunto, e stupido, diritto alla perfezione. La rupe Tarpea, grazie a Dio, è solo nei libri di storia; questa società è anche quella che, fra tante ipocrisie verbali, ha la maggiore capacità di sempre di tutelare fisicamente i malati e i disabili.
Infine l’eterologa. Se può offrire una via di soluzione a chi non ha alternative, qual è il disvalore che la vieterebbe? Non capisco. Eppure anche amici colti e intelligenti ne hanno paura. Perché? La genitorialità non è un fatto genetico, ma culturale; non si sostanzia di ‘sangue’ (forse solo nei romanzi ottocenteschi), ma di affetto, responsabilità, disponibilità, privazioni, paure, ansie, soddisfazioni….. Come per qualunque figlio. Altrimenti l’adozione, che è una scelta d’amore, non avrebbe senso.
Grazie.
Ciro Gallo
Docente di Statistica medica
Seconda Università di Napoli
Ok non ho fatto danni. Meno male, ero proprio convinta di aver ripreso qualche chiletto senza la bilancia. - 4,6 kg persi. Spero di arrivare a - 5 kg per il 10 giugno quando scade un mese dalle siringhine.